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mercoledì 13 luglio 2016

Voce del verbo "cambiare"

Questa sconvolgente tragedia dello scontro fra treni tra Corato e Andria

mi fa sentire male, oltre che per le vite spezzate e per quelle rovinate,
perché mi mette di fronte ai miei limiti, a ciò che non ho ancora fatto e che ho sempre voluto fare, a ciò che devo fare, a ciò che è lì e che guardo ogni giorno e che non ho il coraggio di affrontare.

Mi fa sbattere la faccia contro ciò che di me non mi piace e che devo cambiare.
Questo perché so che son io stessa artefice di tante piccole tragedie quotidiane, lo so.

Cambio.

venerdì 22 aprile 2016

Tutto si consuma

Questa vita è un continuo guardare le cose consumarsi lentamente davanti ai nostri occhi.

venerdì 2 ottobre 2015

AAA Cercasi Poesia

AAA Cercasi Poesia

Quotidianamente
cerco poesia in ogni anfratto
di là e di qua mi sbatto
ma risultati niente!

Poi la trovo a un tratto
e subito mi prende
ma immediatamente
mi raggira e mi mente.
Ci son cascata come il gatto
che nel proverbio finisce nel sacco
e da vecchia illusa..
ecco qua una delusa!

Quando poi smetto di cercarla,
come una farfalla,
sbuca da chissà dove
e mi assale come un cane il suo padrone,
più forte di come potessi mai pensare.
La poesia vera? E' lei che mi viene a cercare!


10 maggio 2014 -
capelli pazzi
Se "chi cerca trova" ... chi non cerca, vien trovato!
  

sabato 31 maggio 2014

una lama affonda profonda

L'ignoranza della gente
continuamente mi offende
come una lama affonda
profonda
nel mio ventre
il mio sangue che ne fuoriesce
conferma alla luce la luminosa certezza
della pochezza
di cui ci si circonda nel cammino
come abbandonati a inesorabile destino
tentando invano di lottare per le proprie ragioni
e di esprimere le più proprie opinioni
ribellandosi alle discriminazioni

nei tuoi discorsi
fai sforzi
per non ferir nessuno
fai digiuno
di cliché
dagli altri troppo utilizzati
ti informi su altre culture nuovi aspetti nuovi riti
ti aspetti che lo stesso lor si faccia con te
e invece scelgono di difendere l'incolumità
della maschera che cela la lor vera identità
ed impietosamente attaccano quanto pù accuratamente
meglio se in branco. con una spalla non rischiano niente
colpiscono coi luoghi comuni e i pregiudizi
negli attimi propizi

ma io sono forte adesso non mi colpisci
né mi tocchi né mi stupisci
sono a conoscenza dei tuoi limiti e dei miei
ma comunque cercherò assidua di rompere quel muro
che nasconde alla mia vista i pensieri tuoi
e che ci preclude un'alchimia che in futuro
vorrei
poter raggiungere in un solo sguardo
e poi insegnarlo all'intero mondo

parlare di me

Parlare di me.

Ecco cosa mi renderebbe interessante.

Non lo faccio per paura.
Non faccio tante cose per paura...
e tante cose le faccio per paura.

CHE BRUTTA COSA

giovedì 27 febbraio 2014

Per quanto ancora?

Considerazione esistenzialista

Sono le ore 18.00 di un giorno di fine febbraio dell'anno 2014.
C'è ancora un filo di giorno nel cielo.
E' prestino per dire che le giornate si stanno allungando..ma sì: si stanno allungando.
E mi dico...:

E' ancora giorno. Per quanto ancora avrò voglia di ricominciare?



Per quanto avrò la forza e soprattutto la voglia di rinascere nelle belle stagioni, nelle fresche giornate primaverivili e nelle lunghe e calde giornate estive?

E' vero che chi se ne va, DEVE andarsene d'inverno!
Il mio inverno quando giugnerà?

Per ora...mi resta troppa voglia di ricominciare. Ma non posso fare a meno di domandarmelo.

"Cerco le notti ed il fiasco
se muoio rinasco
finché non finirà"

venerdì 31 gennaio 2014

Domande sullo stare insieme

Fino a che punto siamo esseri egoisti?
Quale limite marca la differenza tra il diritto di vivere la propria vita, di essere felici e la cattiveria, lo scarso altruismo e la scarsa generosità?
Allora cosa rende l'essere umano un essere capace di vivere bene in comunità?
Il proprio egocentrismo? O anzi l'empatia e la bontà verso il prossimo? O semplicemente la bontà verso se stesso?
Cosa e/o chi decide se una azione od operazione è opera di bene o opera di male? In base a che cosa?
Non è giusto che chiunque persegua la propria felicità, o perlomeno quella che crede essere tale?

Domande sullo stare insieme.

venerdì 22 febbraio 2013

una domanda

ho voglia di fare a tutte le persone che conosco molte domande. credo che la più importante sia senza dubbio una sola:
che senso ha la tua vita, o la vita in generale, secondo te?
inteso: perchè nasciamo, cresciamo, soffriamo, piangiamo o siamo felici o moriamo? che senso può mai avere tutto questo?

so che nessuno saprà darmi la risposta, anzi, rischierei di provocare nel prossimo la stessa sensazione di sconforto che mi assale ogni qualvolta penso a questo dilemma.

metto in chiaro subito una cosa: io so per certo che vivere, e dare un senso al proprio vivere, significa prima di tutto essere felici, e so anche che per esserlo abbiamo la necessità di rendere felici gli altri, coloro che amiamo, chi ci sta intorno. come posso appurare personalmente, la risposta saprei anche darmela da sola...ma certo non mi basta.

forse perchè voglio semplicemente il parere degli altri. forse semplicemente perché vedo troppa sofferenza ed infinita solitudine in ogni singolo essere umano che incrocio quotidianamente. lo vedo troppo abituato a vivere a contatto con tante persone diverse, certo, ma senza mai il cenno d'un sorriso, uno vero, o d'un pianto, poiché troppo assuefatto al vivere "come si conviene" e ormai fornito di una forgiata corazza indistruttibile che tiene lontano tutto e tutti dal proprio animo, dai sentimenti, dal proprio intimo, ormai nascosto dietro una maschera perpetua.

come posso pensare ad un futuro per me e ad un senso per questa vita se vedo la gente soffrire? sempre e comunque. quando mi capita di vedere una persona incondizionatamente felice mi commuovo seriamente..e capita molto raramente, per mia fortuna forse. non lo capirò mai questo dono.

sabato 9 febbraio 2013

Non mi pento

Ma il bello delle elezioni è vedere persone, che so essere fasciste nell'anima, militare in partiti di sinistra.
Ciò significa che, come ho forse stupidamente fatto in passato, non mi affiderò più alle idee di cui si fan portatori i partiti o a quanto possa ispirarmi l'uno piuttosto che l'altro.
D'ora in poi cercherò di conoscere al meglio la gente che fa parte di questi partiti e che vi partecipa e che è a me vicino (in termini puramente fisici s'intende). Eppure ero assolutamente convinta di conoscerla già abbastanza questa gente. Sbagliando ho imparato. Ed ora mi affiderò solo a chi conosco veramente e che non mi ha mai deluso: no, non sono io, io mi son delusa troppe volte. Chi può essere questa gente che non mi ha mai deluso se non io, allora? Non lo so. Tutt'ora. Oltre ad alcuni miei parenti ai quali tengo molto. ...
So che da qualche parte nella mia città c'è qualcuno con delle idee giuste e giusti modi per metterle in pratica, lo sento, lo voglio sentire, perché sento che è mio dovere, in quanto essere umano, fidarmi di qualcuno. Non è sempre giusto ch'io deleghi, ma non sono una santa o un genio e non sento di avere le capacità e/o la voglia di fare strada in quel pozzo di melma che è la politica. Stavolta però sarò attenta a scegliere persone possibilmente prive della tipica violenza verbale e concettuale, o esibizionismi o vittimismi che son stati caratteristiche peculiari di coloro di cui mi ero fidata in precedenza, e che hanno saputo a fondo gettar fango sulla onestà di alcune semplici persone (non si trattava di non un branco di pecore, nè tantomeno un migliaio di teste bacate od una folla di gente riunita sotto uno stesso tetto di idee incapaci di guardare oltre, ma persone dalle idee diverse capaci di rispettarsi tra loro e di ascoltare) semplici e spesso ingenue, in fin dei conti persone semplici. Ma coloro di cui mi ero fidata non hanno esitato a compromettere l'immagine di queste persone, tanto erano più che certi di non poter mai subire ritorsioni. Non si trattava mica di mafia quella contro la quale combattevano, ma di gente tranquilla che ha sempre lottato contro le violenze quotidiane e mai aveva fatto del male a nessuno, mai era stata incoerente su alcuni princìpi, come hanno invece lasciato intendere più volte, tutto al solo scopo di meglio apparire, venire a galla, farsi strada, farsi notare. Ora questi fan tanto la gente onesta e impegnata. Ben venga!
Ho fatto un pessimo errore, ma è stato un errore umano di cui non mi pentirò mai. Non sono io a dovermi pentire.
Io ho solo scelto di fidarmi del mio prossimo, ho solo scelto di fidarmi dell'idea che i mezzi, quelli che permettono di compiere talune azioni, non debbano essere demonizzati, anzi. Questa idea fa ricadere la responsabilità esclusivamente su coloro che utilizzano i suddetti mezzi per raggiungere i propri sporchi obiettivi, che esibiscono come puri e limpidi agli occhi dei più.
Se dovessi tornare indietro però rifarei tutto, forse perché penso che non sia mai un errore fidarsi di qualcuno, a patto di conoscerlo da vicino ovviamente, come ho fatto.
Voglio che la politica sia fatta di questo, voglio che i miei amici votino i loro amici: e perché gli voglion bene, e perché credono nelle loro idee. Non importa se sbagliano, fidarsi è un dovere umano. "Stay Human" diceva qualcuno.

martedì 25 dicembre 2012

è arrivato

Natale 2012 è arrivato.
Significa un altro anno dietro le mie spalle poiché è chiaro ed evidente l'approssimarsi del nuovo.
E' un altro anno che si deposita lieve come neve sulle mie spalle, sul mi corpo, sul mio viso e in primis sulla mia anima, un altro anno che mi cambia, punto. Nè in meglio nè in peggio. Mi cambia. E non so se spaventarmi di ciò.
Perché è quasi giunto capodanno 2013 ed in un batter d'occhio mi ritroverò a pensare all'anno appena passato, ai trascorsi, ai frangenti, ai nefasti episodi ed alle belle ma sporadiche esperienze.
E' così banale la nostra vita in questi momenti. Testate, post, sms, messaggi d'ogni genere, di gente d'ogni ordine e grado, tutti uguali, tutti scontati, tutti ricolmi di una inusitata retorica, adatta all'occasione, ma mai messa effettivamente in funzione, mai voluta e mai veduta realizzata.
Ma questi sono i momenti nei quali, forse, scorgiamo un barlume di speranza per l'avvenire, forse per l'anno venturo, sicuramente per un futuro ben lontano. L'utopia regna sovrana, ma l'importante, come sempre, è camminare.

Buon Natale.

domenica 27 maggio 2012

professionalità

Mi disturba il notare quanto chiunque si approcci come prima occasione in ambito lavorativo ad uno sconosciuto, voglia apparire innanzitutto "professionale":

1 Che riguarda la professione, spec. quella esercitata: esperienza p.; albo p.; serietà p.

Sì, questa parola null'altro indica che la "serietà", l'essere distaccati, freddi, almeno ciò a mio personale parere.
E' un vero e proprio epurante della virtù della sincerità, dell'essere veri, genuini, spontanei, caldi, autentici, onesti, limpidi, in poche parole SE STESSI.

Dunque questa professionalità, di cui molti si ricoprono sino al soffocamento, è agli antipodi delle due parole suddette.
Per molti miei coetanei, devo ammettere con un inusitato dispiacere, potrebbe essere uno dei migliori pregi per indicare una persona, meglio ancora se la propria persona.
Per qualunque adulto rinchiuso nel suo piccolo mondo, limitato e severo, fatto di grandezza, potere, gloria, è inoltre impossibile comprendere la mia visione di chiunque si fregi di questa bandiera, di questa parola, di questo modo di mostrarsi (ovvero di sembrare, di apparire).

Professionalità rievoca nella mia mente solo una scia infinita di pessimi esempi del mondo lavorativo (forse presi un po' dalla TV ma in gran parte dal mio vissuto). Ho come un'immagine che pare chiara ma assolutamente inesplicabile: è come un ricordo nitido ma che non riesco a trasmettere in alcun modo all'esterno. E' come un puzzle i cui pezzi sono tutti presenti, anche se in maniera disordinata, ma di cui ho colto comunque la figura, l'essenza.
E' la mia visione individuale, ma allo stesso tempo autentica, e' un uomo in giacca, camicia ovviamente, e cravatta che si gingilla e gongola nel suo status di persona qualitativamente eccellente soltanto perchè ricollocata su di un gradino sociale più elevato rispetto, per esempio, ad un semplice facchino, e soltanto per il motivo di risiedere evidentemente in qualche ufficio ben illuminato ed arredato con interni di marche, le più costose. E' questa l'immagine che ho della "professionalità".

Per me essere professionali è l'antitesi del porsi dinanzi agli altri esattamente così come si è. Significa indossare una maschera, e a volte si deve farlo per tenersi stretto il proprio posto, ma esserlo a tutti i costi è indistinguibile dal sentirsi grandi, superbi, idoli, è insomma il contrario della modestia, dell'umiltà.

Ora, per quanto questa mia concezione possa esser distante dalla realtà, io non sceglierei mai questa parola per descrivermi in ambiente lavorativo. Preferisco parole come "corretta" o "brava", "competente".

Io sogno di un mondo in cui, particolarmente in ambiente di lavoro, ogni essere umano sia libero di essere se stesso, di essere triste, di esser eccessivamente felice ecc... Sogno di avvicinarmi ad uno sportello di qualsiasi ufficio ed imbattermi con una persona, degna di tal nome, e non di incappare nell'ennesimo pezzo inanimato di un'immenso ingranaggio meccanico, che (e per fortuna IO ne sono al corrente) è solo la facciata costruita ed effimera di una società.


Chissà su questo tema cosa mi dirà più avanti la mia mente.

martedì 15 maggio 2012

QUELLA CHE DIVENTA UNA MODA


Siamo esseri facilmente influenzabili, basti vederci quando pensiamo ad aggiustarci o quando camminiamo per strada che ci sfiorano mille pensieri, tutti e mille riguardanti il nostro modo di sembrare. Ebbene sì, perché esiste un modo di sembrare, noi non ci limitiamo mica all’essere, se mai dovessimo essere, noi vogliamo soprattutto sembrare, apparire. Apparire è quindi un’azione molto importante se non fondamentale per la vita di ogni essere umano, persino per chi si dice esule da ciò ed escluso a priori dalla massa di materialisti che oggi occupa per una gran parte questo mondo. Ciascuno ha in sé una cupa vocina che gli dice “ma se sono così io poi non piaccio, io devo essere a modo, proprio come il modo degli altri, io devo farmi i capelli così, sfiorarmeli lentamente in questo modo qui, io devo tenere il mento alto, guardare dritto negli occhi della gente, non distogliere mai lo sguardo, devo mostrarmi forte e spavaldo, noncurante forse è meglio, per non dire ch’io debba apparire come la celebrazione del menefreghismo. Insomma io devo essere in un certo modo e questo certo modo deve essere accettato da tutti, ma perché ciò sia possibile non mi resta che adottare un modo da tutti perseguito. Sarò proprio come gli altri, sarò come tutti, sarò uguale, così non mi potranno attaccare da alcuno spiraglio di incertezza, non avranno ragione d’attaccarmi, di schernirmi o emarginarmi, allontanarmi per qualche differenza, io sarò proprio come loro. Questo mi renderà forte e intoccabile. Non mi abbatteranno perché io mi mostrerò sempre a loro superiore ed inarrivabile”.

Questo nostro timore di essere soggetti alla xenofobia che sappiamo abitare le menti di chiunque, persino la nostra, non ci fa sembrar altro che robot, o meglio, automi prodotti in serie, prodotti di una catena di montaggio, prodotti di menti altre, le quali pensano forse di essere elementi esterni a questo ingranaggio malato e contorto, dal quale invece nessuno è escluso. E’ un gioco crudele del mondo umano, e forse è nato proprio per sua mano.

Ma com’è noto, checché noi ci si mostri forti, potenti, spavaldi ed inarrivabili, tutti, senza distinzioni, siamo al corrente della verità. La realtà è che il timore, la paura, rende deboli e capaci di vivere la nostra vita in una maniera a noi davvero poco idonea. A causa di questa paura ci sforziamo nel svolgere determinate azioni che reputiamo normali solo perché già eseguite da qualcun altro prima di noi. Ci spaventa la sola idea di tentare ciò che non è ancora su carta, di cui non esiste precedente.

Ci sono alcuni di noi, persone senza dubbio come tutte le altre, che sanno organizzarsi in piccoli o grandi gruppi ma che pensano di essere oltremodo differenti dalla massa. Ma la massa, di per sé, è un elemento inesistente, poiché ogni individuo compete esclusivamente di se stesso, e dei suoi stessi integri pensieri ha l’esclusiva.

Questi gruppi pocanzi nominati sono i gruppi che si chiamano sovversivi, nel senso che così si chiamano più che altro tra loro stessi, o peggio chiamasi anche: alternativi. Quest’ultima è’ una parola che in passato, durante il periodo della mia adolescenza, era davvero abusata, molto utilizzata anche da me stessa in primis. Ma dopo tutti questi anni (che tanti non sono ma che sono contrassegnati dal mio personale sacro passaggio dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta) è adesso ormai scaduta nell’uso da teenager odierno, quanto mai odioso, e che ripudio in toto.

Questa brava gente, che lotta in continuazione, lotta continua quindi, e non si sa mai per cosa, pensa di fare innanzitutto il bene degli altri, non rendendosi magari conto di fare per prima cosa ed immancabilmente i propri interessi. Lottare significa (ahimè, è una cosa che non sopporto) principalmente mettersi in mostra, mettersi al centro dell’attenzione, e della massa guidata, e di quella contrastata. Poiché pur sempre di massa si tratta.
Questa gente qui, dalla sfolgorante leadership, non è capace neppure di intuire che quel “movimento” che ha dietro le proprie spalle e che ha forgiato impastando le menti dei propri uditori, non è null’altro che la nuova genesi d’una massa monopensiero, un insieme, divenuto inviolabile, di individui, potente e travolgente, insopprimibile e micidiale per il solo fatto d’essere un’agglomerazione. Senza contare che il monopensiero uccide la ragione, l’ammazza a sangue freddo e rende il movimento un moto violento e inafferrabile. Queste menti geniali capaci di animare tutto ciò hanno dunque solamente coltivato i semi d’oppio di quella che si può benissimo definire una “religione”.

E’ stato facile per molti lasciarsi “muovere”, tanto è quello a cui ci hanno abituati sin dalla nascita.
E’ stato facile per i malati di leaderismo richiamare a sé tante menti, poiché da queste loro azioni traggono linfa vitale necessaria per continuare il viaggio sul mondo.

Ciò che deve far pensare è la differenza, che in questi anni si è andata sempre più appiattendosi, tra la lotta simbiotica fatta col cuore e con la ragione, fatta per un amore senza corrispondenti, non per amor proprio, non per voglia di mettersi in mostra, parlo di quella lotta che ognuno svolge quotidianamente dentro sé in particolare, che ora è in procinto di scomparire perché di perduta importanza, e invece un’altra lotta molto  cara ai sudditi del potere, caratterizzati da una irritante determinazione nel volersi creare delle inimicizie, nel voler creare scompiglio, instabilità, violenza, per aver sempre più potere nelle proprie mani

Questa gente dalle basse qualità intellettuali (seppur di quantità si abbondi al giorno d’oggi), mi riferisco ai sovversivi di cui sopra, non fa che il gioco di quei sporchi capitalisti infami bramosi di danaro.

Diventa lapalissiano che ogni azione è potenzialmente una moda, una tendenza, ma il suo divenirlo o meno deriva dal nostro modo di impostarla. Basta leadership, basta portavoce, basta deleghe, ognuno di noi deve pensare di per sé, non invitare qualcun altro a farlo al posto suo.

Pensare non può divenire una moda, è cosa impossibile. Sarebbe come dover cambiare il proprio guardaroba ogni santo giorno. Quindi stop alla pigrizia neuronale, via invece a un po’ di sano ragionamento.
 

sabato 14 aprile 2012

non è retorica

Il nuovo spot della Peugeot (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Egxywl_yj6A#!) con la bella voce di Stefano Accorsi che dice:

"siamo nati per muoverci
per sorprenderci
per gioire per creare
per emozionarci
per lasciarci il passato alle spalle


208 è nata per noi!"

QUESTA E' RETORICA.
Ma quando io ti parlo utilizzando le stesse identiche parole, con lo stesso identico significato...
IO NON TI STO VENDENDO NESSUN PRODOTTO!
Ti dico solo quello che penso. In quel dato momento.

Potrei dire "te lo giuro, te lo assicuro, hai la mia parola, stanne certo che è così, puoi credermi!". ma non sento il bisogno di difendere ciò che dico. Io sento il bisogno che sia palese ed ovvio che io sia la prima a crederci e che sia prima di tutto sincera e me stessa, che sia evidente che ciò che dico sia esclusivamente ciò ch'io penso e non qualcosa che voglio infilare a forza nella mente di altri...anche se non nego che mi piacerebbe che fosse facilmente possibile ( ;) ). Io dico SEMPRE ciò che penso, non perché ci devo guadagnare qualcosa..anzi. Finisco molto spesso col litigare persino coi miei migliori amici. Ma ciò ha per me ben poca importanza.

martedì 6 marzo 2012

pubblicazione retorica sulla rappresentatività

Molta gente non ha ancora capito quanto sia impossibile essere rappresentati degnamente. forse questa politica che vogliamo attuare, questa democrazia rappresentativa, fallisce proprio nel momento in cui si parla di rappresentatività, di essere rappresentati. ognuno di noi, ogni essere umano, può far le veci solo di se stesso, e solo di se stesso può conoscere princìpi, priorità, ragioni. non esiste al mondo altra anima che possa conoscerci e rappresentarci nè meglio nè quanto noi stessi. del resto già non ci conosciamo abbastanza da soli..figuriamoci.

La rappresentatività genera, a mio parere, i peggiori conflitti mondiali. TU non sei nessuno per decidere per mio nome e conto. Non delegare: questa sarebbe una soluzione.

Altrimenti poi succedono i malintesi, le incomprensioni, vengono dette falsità, per quanto in buona fede.

L'unica ragione che mi trattiene ancora a riflettere sulla necessità della rappresentatività è quella gente che, per farsi sentire, ha bisogno di una piccola spinta, un piccolo motivo in più per prendere parte nelle lotte. C'è gente più debole che può far sentire la propria voce solo tramite altre voci. E' questa gente che mi sta a cuore più di tutto e tutti, ed è per queste persone che continuerò a lottare e a propugnare il mio pensiero. Loro sono la mia ragione di vita. Paradossalmente i più deboli sono la mia forza, la mia speranza. ... sembra incomprensibile ma è così..sanno infondermi uno stimolo per poter andare avanti, una ragione per resistere. Sono per me qualcuno da salvare, sono la mia ragion d'essere.

Poi c'è quella gente buona solo a mal parlare degli altri...e non ha ancora capito che dietro l'immagine d'ogni persona si cela un essere che pensa, che teme, ha paura, che odia e che ama, che sorride, piange, soffre e che vive... Ma questa che mal parla è gente troppo razionale, capace solo di far calcoli (semmai), ma la vita ed emozioni non le si può calcolare. Mai.

giovedì 19 gennaio 2012

un MOVIMENTO può essere molto pericoloso

Oltre ad aver perso fiducia nei "movimenti", intesi come aggregazione di persone con unico pensiero/obiettivo, ora ne ho addirittura paura. Nel caso in cui questi movimenti nascano come forza civile spontanea al servizio del malcontento comune, pronta ad usare maniere poco ortodosse per raggiungere i propri obiettivi, reputo la parola "movimenti" e tutto ciò che ne consegue, fonte di profonda preoccupazione. E' troppo facile al giorno d'oggi trovare delle persone scontente che abbiano tanta sete di vendetta, magari che siano acciecate dalla rabbia. Questi movimenti "ciechi" potrebbero facilmente colpire chiunque, persino i più deboli. Io penso che la rivoluzione non possa e non potrà mai partire dall'unione furiosa e improvvisa di tante persone pronte a combattere con violenza fisica, oltre che verbale, le autorità o qualsiasi istituzione ed ente od anche lo Stato stesso, i quali, per un anche comprensibile sentimento unanime, rappresentano tutte quante le ingiustizie. Dietro questi movimenti minacciosi e immediati molto spesso non si cela neanche l'ombra d'una riflessione.

I movimenti sono troppo pericolosi e facilmente incanalabili e influenzabili (o forse spesso formati da membri puristi ed integralisti incapaci di fermarsi o di cambiare idea pur vedendo raggiunto il proprio obiettivo o avendo superato un certo limite). E' capitato più volte in passato che un movimento nato con alcuni sani principi e obiettivi sia poi degenerato in distopiche ambiguità.
[mi viene in mente il film tedesco "L'Onda - Die Welle"]
Preferirei, e penso non vi sia altro modo, che le rivoluzioni partano prima di tutto dall'interno di ogni singolo individuo. Preferirei che ogni individuo rivoluzioni prima di tutto se stesso, il proprio interno, la propria anima, il proprio modo di porsi agli altri, solo così potrà avvenire una rivoluzione: alzandosi un giorno, cercando di fare qualcosa di diverso dal solito ciclo di azioni impostoci dal nostro vivere in società (questa orribile e crudele), qualcosa che ci aiuti a liberare la mente da tutta la rabbia accumulata nel corso della vita.
La rabbia non sarà mai in grado di rivoluzionare se non trasformata in qualcosa di costruttivo.

I movimenti sono pericolosi! Ho avuto esperienze diverse di movimenti, nonostante la mia giovane età, e col tempo e con le proverbiali delusioni susseguitesi (mi riferisco al mio cambiamento d'opinione nei confronti di persone verso le quali nutrivo ingenuamente una sterminata stima), ho maturato le suddette conclusioni. Non sono pentita di aver provato a far parte di questa forma di lotta, ho solo compreso che non funziona...e mai potrà funzionare.

I movimenti sono pericolosi. - malgrado si riescano a immaginare, senza troppe difficoltà, le motivazioni dell'insorgere di masse di persone incazzate, visti i tempi bui in cui malauguratamente siamo capitati (ma era già tutto prevedibile anni e anni or sono). Il punto è che penso che un'unico pensiero, anche se diverso da tutti gli altri, possa cambiare il mondo, mentre tanti pensieri tutti uguali non portano da nessuna parte...e possono essere strumentalizzati. Morale: occhio a dirsi parte di qualsivoglia movimento. Il portavoce di codesto movimento, in quanto persona a sé stante, potrebbe cambiare egli stesso idea e pensiero da un momento all'altro e non essere più in grado di rappresentarti.
Io opterei dunque per il fidarsi sempre e solo di se stessi in ambito di lotte o scelte importanti, per scendere in campo rappresentando se stessi ed essendo rappresentati solo da se stessi, senza sentire il bisogno di affidarsi a chiunque altro.
["nessuno fa le veci dei principi che io ho." - articolo 31]

venerdì 30 dicembre 2011

una felicità

I miei primi anni di vita sono colmi di stupide malinconie, pianti per un nonnulla, picci vari, ma col senno di poi posso affermare (forse) di essere stata abbastanza imprudente e spensierata nei confronti del mondo e della vita.
Mi pare come se d'un tratto la mia visione del mondo fosse cambiata.
Ricordo che quando ero una bambina vedevo le altre persone svolgere le loro azioni con tutta quella voglia di fare, mi sembravano grati alla vita per il solo fatto di starsi muovendo. Coi miei occhi di bambina li vedevo sorridere, vedevo la gente camminare felice per strada, anche se tutta indaffarata. Ricordo che la mia impressione sul mondo degli adulti era decisamente positiva e che ero ben felice di essere nata in quel fantastico mondo moderno, felice anche che presto o tardi anch'io sarei entrata a far parte della fascia adulta. Caspita se tutto questo mi rendeva tranquilla! OVVIAMENTE all'età che avevo pensavo a tutt'altro...quindi non è che fossi poi così felice in fondo, anzi. Solo che, ora come ora, ricordo che a quell'età era proprio quel mio pensare a tutt'altro a rendermi immune alla infelicità odierna (ne avevo di altro tipo). Nel senso che, non trattandosi dell'infelicità profonda di adesso, era sicuramente altro da ciò.
Ora quando guardo gli altri non riesco a vedere volti felici.
Mi capita davvero raramente, e quei momenti in cui mi capita sono i più commoventi. Mi commuove la felicità, quella vera che viene dalla semplicità, quella d'un sorriso improvviso per vere emozioni. Quella inspiegabile! Al contrario non sopporto la felicità falsa ed illusoria venduta come modello da tutti i Media. Modello che a volte costa così tanto che non tutti possono permetterselo. Ed una felicità che non possono condividere tutti non è reale felicità (la felicità è reale solo se condivisa - cit. Into The Wild). Questo fake di felicità mi rattrista e mi deprime il doppio. E continuo a vedere la gente che svolge le proprie mansioni, che va a lavorare quasi con dolore (quando invece dovrebbe esserne fiera e contenta), che viene maltrattata da chi pensa di potersi permettere qualsiasi cosa. Non vedo volti felici per davvero. Non mi resta che sperare nel farmi forza, e che ciò possa far forza anche a coloro che entrano in contatto con me. Sarò un trasmettitore di felicità..sarei felice di esserlo.

mercoledì 28 dicembre 2011

filosofia e retorica

Retorica e Filosofia
si distinguono laddove ci sia o non ci sia da parte dell'oratore la volontà di persuadere i suoi auditori delle ragioni espresse e date per certe in un proprio discorso, ragioni in cui egli per primo crede fermamente.


(Ma il problema non è risolto...)
Quest'ultima parola però (retorica) è stata spesso bistrattata e male-utilizzata nel tempo. Il suo significato è stato frainteso, proprio come nel caso analogo della parola "anarchia", diventata un termine dispregiativo indicante tutt'altro che il significato datovi dagli anarchici. Retorica non è l'arte di ottenere ragione, retorica è l'espressione di un pensiero che non vuole essere inteso come una verità oggettiva ed assoluta, non dev'essere meramente un modo per omologarsi e rendersi comprensibili all'auditore comune od a chiunque. Retorica è far fuoriuscire ciò che in realtà solo dentro sé si pensa sia vivo e giusto.

"L'argomentazione filosofica, come quella giuridica, costituisce l'applicazione a un ambito particolare di una teoria generale dell'argomentazione che consideriamo come nuova retorica. Identificando quest'ultima come la teoria generale del discorso persuasivo, che tende a suscitare l'adesione, sia intellettuale che emotiva, di un uditorio, qualunque esso sia, affermiamo che ogni discorso che non aspiri a una validità impersonale appartiene all'ambito della retorica. Allorché comunicazione tende a influenzare una o più persone, a orientare il loro pensiero, a suscitare o placare le emozioni, a dirigere un'azione, essa fa parte del campo della retorica. Quest'ultima comprende, come caso particolare, la dialettica, tecnica della controversia. Così concepita, essa copre l'immensa regione del pensiero non formalizzato..." -
Chaim Perelman

Premesso ciò, non posso che arrivare alla conclusione che non ci sia, dunque, una netta e reale distinzione tra le due parole: "retorica" e "filosofia"....
Per sottolineare la differenza ci si potrebbe appellare alla mancanza di volontà di persuasione insita nei discorsi filosofici, al contrario di quelli retorici dove è invece oltremodo presente.
Ad esempio è anche vero che si può far uso di retorica pur manifestando idee nelle quali non è necessario credere, dato che l'unico scopo di tale manifestazione altro non è che convincere, persuadere l'uditorio delle ragioni da noi esposte. In questo caso l'importante è, infatti, che siano gli altri a crederci/cascarci. Insomma, per uscirne basterebbe dunque chiamare questa "retorica della persuasione" in alcuna maniera che non sia "demagogia" o "populismo".

sabato 17 dicembre 2011

La paura come reazione

Tutto quello che ci accade, che ci succede emotivamente, cioè che subiamo a livello emozionale, è esclusivamente colpa nostra.
Ciò che proviamo, specialmente quando si tratta di sensazioni negative e pericolose per la nostra integrità emotiva, lo proviamo soltanto a causa nostra.
Se "sentiamo" e "proviamo" in un modo piuttosto che in un altro, significa che così abbiamo imparato nel corso della nostra esistenza, e così ci viene dunque spontaneo e naturale reagire in conseguenza a certe e determinate situazioni.

Ciò che ci accade è solo colpa nostra. Mentre cresciamo, alimentiamo in noi un certo modo di pensare (o perlomeno quest'ultimo viene alimentato in noi, lo subiamo), e molte nostre personali paure, le quali non è detto che siano condivise in maniera identica da chiunque. L'unica certezza che su questo argomento possiamo avere è che chiunque cudstodisce in sé le proprie paure. Quindi, per quanto possano essere diverse tra loro, sono comunque qualcosa che ci accomuna. La vita dell'uomo, ogni giorno che passa, ha ragion d'essere poiché vi è sempre una nuova paura da superare. Non esiste essere umano senza alcun tipo di paura, e forse non esiste alcun essere vivente che esuli da ciò.

C'è chi ha paura di soffrire, c'è chi ha paura di morire, c'è chi ha paura di vivere. I primi due casi possono essere visti come sottocategorie dell'ultimo elencato, perchè sofferenza e morte son due luoghi imprescindibili del percorso della vita. Se insistiamo col dare la colpa agli altri per come "ci fanno sentire" (che già di per sé è un modo errato di esprimersi), commettiamo un grave, quanto grande, errore. Non è alcuno capace di comprendere o prevedere come avremmo potuto reagire ad un proprio modo di fare. Sarebbe disumano, disumano e ingiusto, accusarlo di cattiveria ed egocentrismo.

Io sto male per un motivo, per questo mio male non incolpo nessuno. So benissimo che se reagisco in questa maniera è perché così ho imparato nei miei anni di vita. Questo mio dolore non è dunque responsabilità di altri, di terzi.

C'è da aggiungere anche che, secondo una visione deterministica, la colpa non dovrebbe essere manco mia, ma trovo inutile speculare su ciò solo come tentativo di rendersi la vita più facile, tanto non funziona e non funzionerà mai.


mercoledì 7 dicembre 2011

Questa CRISI

Questa crisi mondiale io la attribuisco principalmente a 2 motivi:

-  il primo è rappresentato da una scelta fatta, per forza di cose, tanti anni fa...lo conosciamo bene...è il CAPITALISMO....mi chiedo come sia possibile nella nostra generazione, con tutti i genii che ci sono, che non si sia trovata ancora un'alternativa.....MA PER FAVORE...è solo che ai potenti non conviene!!

-  il secondo è invece chiarito e descritto perfettamente in questa canzone:


LUCA CARBONI - LA MIA CITTA'

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è dolce certe sere
a volte no, senza pietà
mi chiude in una stanza
mi fa sentire solo

Una città, senza pietà, la mia città
non la conosco mai fino in fondo
troppi portoni, troppi cassetti
io non ti trovo mai
tu dimmi dove sei

Adesso dove si va, cosa si fa, dove si va
siamo sempre dentro a qualcosa
un'auto che va o dentro un tram
senza mai vedere il cielo
e respirando smog...

ma guarda là, che cazzo fa, ma pensa te
ma come guida quel deficiente
poi guarda qua, che ora e' già
ma chi ti ha dato la patente
che ti scoppiasse un dente
a te....

siamo sempre di corsa
sempre in agitazione
anche te...

che anche se lecchi il gelato
hai lo sguardo incazzato

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è bella la mattina
quando si accende, quando si sveglia
e ricominciano i rumori
promette tante cose

Ma dimmi dove sarà, prima era qua
c'è un nero che chiede aiuto
dove sarà questa città
E' sparita senza pietà
c'ha troppi muri la mia città


Ma guarda che civiltà la mia città
con mille sbarre alle finestre
guardie giurate, porte blindate
e un miliardo di antifurti
che stanno sempre a suonare


Perché...
c'è chi ha troppo di meno
e chi non si accontenta
e c'è...
chi si deve bucare
in un angolo di dolore

e c'è...
che c'è bisogno di tutto
c'è bisogno di un trucco

Senza pietà, la mia città
"Signora guardi che belle case
però a lei no, non gliela do
mi dispiace signora mia
è tutto uso foresteria"

La mia città, senza pietà, una città
ti dice che non è vero
che non c'è più la povertà
perché è tutta coperta
dalla pubblicità


C'è chi a lavorare
è obbligato a imbrogliare
e c'è...
chi per poterti fregare
ha imparato a studiare

E c'è...
che c'è bisogno di un trucco
c'è bisogno di tutto
e c'è...
bisogno di più amore
dentro a questa prigione.